CRIMINI DIMENTICATI

Alcuni quotidiani sono recentemente tornati sulla tragica vicenda di Luana D’Orazio, giovane operaia di Prato uccisa sul lavoro il 3 maggio 2021, stritolata da un orditoio.

Per quel crimine i titolari dell’azienda patteggiarono una pena rispettivamente a due anni e a un anno e mezzo per omicidio colposo e rimozione delle cautele antinfortunistiche. Il motivo fu la manomissione della macchina sulla quale lavorava Luana D’Orazio, che decisero di fare funzionare a una velocità superiore rimuovendo i dispositivi di sicurezza.

In Italia muoiono sul lavoro in media 3 persone al giorno e mai come in questo caso le motivazioni risultano chiare: le operaie come Luana D’Orazio sono considerate merce e tutto è lecito per aumentare la loro produttività. La loro vita non vale nulla.

I padroni dell’azienda, per questo orribile crimine, hanno subito una condanna non molto diversa da quella che un lavoratore, o uno studente, rischia per un blocco stradale effettuato da più persone.

Il manutentore che era intervenuto sull’orditoio, ed è questa la notizia che ha fatto tornare a parlare dell’episodio, è stato assolto per non avere commesso il fatto.

Pur svolgendo un lavoro molto diverso da quello di Luana D’Orazio, ci sentiamo vicini a lei e a tutte le vittime del profitto, di chi lo considera più importante della sicurezza sul lavoro, e vittime una seconda volta di una giustizia classista, per la quale i crimini commessi dai padroni e dai colletti bianchi pesano sempre meno, e ancor meno vengono puniti.

Nella più sorda e completa indifferenza della politica e delle istituzioni, in Italia si continua a morire sul lavoro: nei primi nove mesi del 2025 questi crimini bianchi sono addirittura aumentati rispetto allo stesso periodo del 2024, passando da 776 a 784.  

Nel nostro ateneo, nel 2026, si rinnoveranno i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Si tratta di un ruolo molto importante, anche alla luce dei gravi incidenti verificatisi di recente che, per fortuna, non hanno avuto esiti drammatici.