Una testa un voto: la democrazia inizia così

A proposito di governance, rappresentanza ed elezione di Rettori/Rettrici nelle università

La nascita della democrazia moderna affonda le sue radici nel XVIII secolo, quando prese forma un principio destinato a cambiare per sempre la vita politica: una testa, un voto. Fino ad allora, il potere era distribuito in base alla presunta qualità delle persone, sulla base della loro specifica appartenenza ad una particolare categoria, un ceto sociale ereditario o acquisito nel proprio percorso di vita. Il voto cioè non era un diritto, ma un privilegio legato ad uno status. Il lungo percorso dell’Illuminismo, del Common sense di Thomas Paine, della Rivoluzione americana e della Rivoluzione francese rovesciò questa logica, costruendo la democrazia rappresentativa moderna a partire dall’affermazione che tutti gli individui sono uguali in quanto esseri umani e che la sovranità appartiene all’insieme di una comunità, non ad alcuni privilegiati per nascita o per censo. Il principio del suffragio eguale non rappresentò solo una riforma tecnica, ma un nuovo modo di concepire la dignità e l’uguaglianza. Certo, sappiamo che la costruzione concreta di questo principio ebbe ancora un lungo percorso da fare per affermarsi, superando definitivamente ogni limite patrimoniale al voto prima con il suffragio maschile e solo nell’ultimo secolo abbattendo le barriere di genere con un vero suffragio universale.

Il sistema universitario italiano, da questo punto di vista, non è ancora democratico. 

Nel corso degli ultimi cinquant’anni sono stati compiuti importanti passi avanti per democratizzare gli atenei, rompendo l’impostazione gerarchica centrata sui professori cattedratici che li ha a lungo caratterizzati, introducendo il principio della collegialità e della rappresentanza delle diverse componenti, prima attraverso il fondamentale passaggio del Decreto Del Presidente Della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, poi attraverso la definizione degli Statuti dei diversi atenei dopo la legge 19 novembre 1990, n. 341 (cosiddetta Ruberti). Sappiamo anche che sono stati compiuti alcuni passi indietro, ad esempio con i processi di centralizzazione e verticalizzazione espressi nella legge 30 dicembre 2010, n. 240 (cosiddetta Gelmini), intorno a Rettore e Direttore Generale. Però, all’interno della comunità universitaria non è stato mai assunto il principio che uno vale uno, che i diversi lavoratori e lavoratrici che vivono all’interno degli atenei sono tra loro uguali, al di là della specifica tipologia del loro rapporto di lavoro.

All’interno della comunità universitaria italiana vige cioè un sistema sostanzialmente feudale, in cui il potere ed il voto è distribuito in modo diseguale, a seconda della qualità dei lavoratori e delle lavoratrici che operano negli atenei: professori e ricercatori, precari, personale tecnico amministrativo e bibliotecario. Nella costruzione degli organi universitari, collegiali (Consigli e giunte di dipartimento, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione) e monocratici (Rettore/Rettrice; Direttore/Direttrice di Dipartimento), perdura ancora oggi un principio castale, che costruisce criteri di rappresentanza e pesi di voto diversi tra docenti di ruolo, precari e personale contrattualizzato.

In questi mesi il Governo sta elaborando una nuova revisione della governance, anche in funzione della recente legge Delega approvata dal governo. In queste settimane si sta anche aprendo una discussione nella comunità accademica e negli atenei sui rischi di ulteriore centralizzazione e sulla necessità di difendere l’autonomia delle università dal potere politico. È una discussione che riteniamo importante, come abbiamo recentemente sottolineato. In questa discussione, con questa occasione, riteniamo allora importante sottolineare la necessità di compiere finalmente un ulteriore passo avanti nello sviluppo di una reale democrazia all’interno dell’università. È tempo cioè di riconoscere che uno vale uno, che lavoratori e lavoratrici nella comunità universitaria sono tra loro eguali. Professori, Ricercatori, precari, personale tecnico amministrativo e bibliotecario, al di là del rapporto di lavoro e del contratto di riferimento. Quindi, i criteri per l’elezione dei loro rappresentanti negli organismi universitari devono esser uniformi e, soprattutto, il loro voto deve esser identico nell’elezione degli organismi monocratici dell’università italiana: i Rettori e le Rettrici, i Direttori e le Direttrici di Dipartimento.

Una testa un voto: così comincia la democrazia. È finalmente ora di portare questo principio nelle università.

In allegato la locandina in formato PDF