L’8 e 9 giugno in Italia si svolgeranno cinque referendum, quattro dei quali proposti dalla CGIL.
È fondamentale andare a votare per dare un segnale forte e chiaro da parte dei lavoratori del Paese: i diritti dei lavoratori, conquistati con decenni di lotta, non si toccano!
I vari quesiti referendari propongono l’abrogazione di leggi che hanno contribuito a rendere il lavoro più precario e meno sicuro: per ognuno, vi descriviamo brevemente (in questo e in un successivo comunicato) il contenuto e le ragioni per le quali è importante mettere la croce sul “sì”.
Affinché siano validi, è necessario che si rechino alle urne il 50% più uno degli elettori.
GOVERNO E MASS MEDIA E PURE UNA PARTE DELL’OPPOSIZIONE STANNO FACENDO DI TUTTO PER BOICOTTARLI: COME SEMPRE A DIFESA DEI PRIVILEGI DI POCHI.
QUESITO SULLA RIDUZIONE DEL LAVORO PRECARIO
Il lavoro precario rappresenta una condanna per chi lo svolge, perché gli impedisce di programmare un futuro, accedere a un mutuo, assumere impegni di spesa, ecc. Inoltre è uno strumento di divisione dei lavoratori: più precari ci sono, più diventano ricattabili anche i lavoratori a tempo indeterminato, soprattutto dal punto di vista salariale.
Le leggi contro i lavoratori votate negli ultimi anni hanno permesso agli imprenditori di stipulare contratti a tempo determinato di una durata fino a 12 mesi senza esplicitare una causale. In questo modo non è più necessario motivare la necessità di assumere a tempo determinato dei lavoratori.
VOTARE SI’ SIGNIFICA RENDERE PIU’ DIFFICILE IL RICORSO AL LAVORO PRECARIO.
QUESITO SULLA CITTADINANZA
La richiesta di questo quesito, l’unico non proposto dalla CGIL, è di ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia per potere chiedere la cittadinanza.
Crediamo che sia importante che delle persone che vivono, studiano, lavorano e pagano le tasse in Italia possano anche godere della cittadinanza, e che ciò sia particolarmente importante per l’unità dei lavoratori. Meno divisioni fra i lavoratori significa meno ricattabilità, più disponibilità a rivendicare insieme i propri diritti. Davanti a chi offre a lavoratrici e lavoratori solo precariato, paghe da fame, ore di straordinario non pagate e nessuna sicurezza, non fa differenza se si è nati in Lombardia, in Puglia, in Senegal o in Bangladesh.
VOTARE SI’ SIGNIFICA AUMENTARE LA COESIONE E RIDURRE LA RICATTABILITA’.
In allegato la locandina in formato PDF
