Più che una risposta, che interesserebbe ben poche persone, il messaggio della Dott.ssa Varotto ci dà l’occasione per tornare a parlare del nostro progetto politico e sindacale.
Tutto si può dire della CGIL d’ateneo fuorchè lamentarsi del fatto che non abbiamo un progetto e che non faremmo attività!
Il nostro primo obiettivo è la ri-sindacalizzazione dell’ateneo. Vorremmo avere una presenza sindacale in ogni struttura, punto di riferimento capillare per lavoratrici e lavoratori.
Crediamo che un sindacato degno di questo nome debba sapersi rinnovare, cercare e formare nuovi attivisti. Non ci interessa l’occupazione delle poltrone, in particolare di quelle con gettone di presenza, non ci interessano i sindacati che candidano sempre le stesse persone per qualsiasi ruolo.
Ci battiamo perché, oltre alla presenza sindacale, nelle strutture vi sia anche la presenza dei lavoratori negli organi di gestione. Contro una “riforma” che ci vuole marginalizzare continuiamo a rivendicare presenza e diritto di voto, ben più importanti di 1 poltrona in più in Senato.
I nostri strumenti sono:
. le assemblee, anche nelle strutture decentrate o negli uffici (ne abbiamo tenute ben 15 quest’inverno),
. comunicati sindacali che informino puntualmente evitando il più possibile il “sindacalese”,
. mobilitazioni di vario tipo in cui i lavoratori siano i soggetti della protesta,
. presidi in occasione dei grandi scioperi, perché lo sciopero deve essere anzitutto visibile,
. la contrattazione, intesa come momento in cui si mostrano le ragioni dei lavoratori e si fanno valere i rapporti di forza, e non come puro esercizio di retorica a un tavolo di trattativa.
Rivendichiamo la nostra libertà di critica, anche nei confronti nella nostra Organizzazione Sindacale. Crediamo, però, che il dissenso, in un’organizzazione, non possa tradursi in boicottaggio di decisioni prese democraticamente.
La Dott.ssa Varotto, allora iscritta alla CGIL, candidandosi per il CdA, ha calpestato una decisione presa a larghissima maggioranza dall’assemblea degli iscritti del nostro sindacato.
All’epoca evitammo una polemica pubblica. Ora ci pare legittimo rivolgerle qualche critica, in particolare rispetto a impegni presi e non mantenuti: scrivere un resoconto della propria attività, del resto, non ci sembrava un grande onere.
Noi “professionisti dell’attività sindacale”, come veniamo definiti, svolgiamo questa attività senza percepire un euro, mentre i consiglieri di amministrazione prendono € 7.599, 60 all’anno.
A volte ci siamo trovati da soli in alcune battaglie, ma la partecipazione a tante nostre iniziative ci ha mostrato la differenza tra essere lasciati soli da altre sigle sindacali, dai rappresentanti negli organi, da altre componenti dell’ateneo, e l’essere isolati, cosa quest’ultima che non si è mai verificata.
