Altro che “Sblocca Italia”, è “Cementifica Italia”!

Il decreto “Sblocca Italia” porterà nuove valanghe di cemento su uno dei paesi più costruiti al mondo. L’erede “democratico” di Berlusconi non ci vuol far mancare nulla, nemmeno, a quanto pare, ponte sullo stretto di Messina.

Sulla cementificazione italiana alcuni dati sono tragicamente significativi. Negli ultimi 20 anni la percentuale di suolo edificato è raddoppiata, ma secondo il censimento del 2011 un quarto degli alloggi è inutilizzato. Tutti ricchi con più case? Ovviamente no. Il problema della casa è sempre più tragico: con la crisi molte famiglie non riescono più a pagare l’affitto, il patrimonio pubblico è stato in gran parte privatizzato, e di quel che è rimasto molto è fatiscente. E, come se non bastasse, grandi quotidiani (“Corriere della Sera” in testa), trasmissioni televisive e partiti politici hanno iniziato un’arrembante campagna mirante a far credere che nelle case popolari uno non può andare a bere il caffè al bar perché al ritorno si trova la casa occupata.

A Milano i vani vuoti sono più di 100.000. In gran parte sono di proprietà di grandi immobiliari, banche, assicurazioni. Dal loro punto di vista lasciarli vuoti è fondamentale per non far cadere troppo i prezzi e gli affitti in tempi di crisi. Dal punto di vista di lavoratori con stipendi da fame, pensionati, disoccupati, studenti fuori sede è una tragedia.

Nel sud che si sta spopolando ormai ci sono meno di 3 abitanti per edificio. Siamo alle solite: non mancano le case, come non manca la ricchezza. Sono solo sempre più concentrate in poche mani. Siamo sempre più condannati alla povertà nel bel mezzo dell’abbondanza.
Ancora una volta si pensa di rilanciare il paese agevolando l’industria del cemento (i noti palazzinari), con tutto il suo carico di devastazione del paesaggio, di inquinamento, di corruzione (dalle grandi alle piccole opere). Valanghe di soldi per costruire edifici e grandi opere inutili da una parte e nuovi tagli a sanità, trasporti pubblici, ricerca, dall’altra.

Gli atenei pubblici, gli enti di ricerca, coi loro rettori, professori, ricercatori, dovrebbero utilizzare tutte le loro capacità, i loro strumenti, per denunciare questo stato di cose, che potenzialmente li condanna a una lunga agonia. Noi, come sindacato, lo stiamo facendo e continuiamo a farlo. E se si muovesse con forza anche qualcun altro?

Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento: repubblica.it(http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/27/news/italia_sepolta_dal_cemento_ecco_come_le_case_stanno_affondando_il_nostro_paese-99115205/)

Venerdì 14 novembre, in occasione dello Sciopero Generale della FIOM, saremo in piazza anche noi.
Per poter consentire a tutti di partecipare è stata indetta una
assemblea sindacale retribuita dalle 8:30 alle 13:30;
ritrovo ore 8:30 all’ingresso di via Festa del Perdono 7.