LA FINESTRA SUL SENATO. Resoconto del senato del 9 aprile 2026

A cura di Sara Carrapa e Giovanni Bianco

Strutture sanitarie universitarie – Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e Università

Il Senato ha esaminato il nuovo Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia e le Università lombarde sedi di Facoltà di Medicina e Chirurgia, che conclude un lungo e complesso percorso di confronto.
È stato sottolineato come la situazione di partenza fosse fortemente problematica e avrebbe potuto determinare un arretramento significativo del ruolo dell’Università nell’ambito della sanità lombarda.

La posizione iniziale della Regione delineava infatti un assetto in cui le nomine alla guida delle strutture complesse sarebbero state di fatto rimesse, in modo unilaterale, all’amministrazione regionale. Una simile impostazione avrebbe potuto aprire la strada a una politicizzazione delle scelte, con il rischio di privilegiare logiche di opportunità e appartenenza rispetto alla professionalità, alla competenza scientifica e alla qualità che caratterizzano la medicina universitaria.

Un’impostazione che avrebbe messo in discussione il valore aggiunto che l’Università porta nei contesti ospedalieri.
Parallelamente, emergeva anche il rischio che i medici specializzandi, pur essendo a tutti gli effetti medici in formazione, venissero considerati principalmente come una risorsa per far fronte alle carenze assistenziali del territorio. Una visione che avrebbe snaturato la loro funzione e trasformato la formazione in un mero strumento di gestione dell’emergenza.

L’Università degli Studi di Milano si è invece battuta con decisione per riaffermare il valore specifico della medicina universitaria, fondata sull’integrazione inscindibile tra assistenza, formazione e ricerca. Proprio per questo è stato ribadito con chiarezza che gli specializzandi sono prima di tutto medici in formazione e che deve essere loro garantita una sede e un contesto che consentano di raggiungere pienamente gli obiettivi formativi e scientifici previsti, e non un utilizzo improprio come forza lavoro per colmare vuoti strutturali del sistema sanitario.

In questo senso, il protocollo approvato rappresenta un risultato positivo e un riequilibrio sostanziale rispetto alle posizioni di partenza: viene riaffermato il ruolo dell’Università come interlocutore paritario della Regione, si riduce il rischio di una gestione politicizzata delle nomine e si salvaguarda il principio secondo cui la qualità dell’assistenza negli ospedali universitari passa attraverso la qualità della formazione e della ricerca.
Pur non essendo questo l’oggetto diretto del provvedimento, cogliamo l’occasione per richiamare l’attenzione sul personale dell’Università degli Studi di Milano che opera quotidianamente presso le strutture ospedaliere. Colleghe e colleghi che, lavorando in un contesto complesso e talvolta ambiguo tra due istituzioni, garantiscono concretamente ciò che distingue gli ospedali universitari: essere luoghi di eccellenza non solo assistenziale, ma anche formativa e scientifica.

Si tratta però di un personale che troppo spesso si trova “rimpallato” tra Università e aziende sanitarie. L’attenzione nei loro confronti deve quindi essere massima da parte dell’Ateneo: come CGIL cerchiamo costantemente di ribadirlo a tutti i tavoli.
Sottolineiamo quindi la necessità di una medicina accademica forte, fondata sulla massima qualità, sull’innovazione e sulla ricerca, come elemento irrinunciabile per garantire standard elevati di cura.

Una medicina universitaria che non rappresenti un privilegio, ma un valore aggiunto per l’intero sistema sanitario.
A questa convinzione affianchiamo però una posizione altrettanto chiara: l’eccellenza deve essere garantita a tutte e a tutti.
È qui che si manifesta una differenza sostanziale tra il ruolo di un’università statale e quello delle università private lombarde. Il sistema pubblico ha il dovere di mettere a disposizione dell’intera popolazione, in modo universalistico e gratuito, la migliore sanità possibile, perché il diritto alla salute è un diritto costituzionalmente garantito e non può essere subordinato a logiche di selezione economica o di mercato.
Questo obiettivo può e deve essere perseguito in piena coerenza e collaborazione con le aziende sanitarie pubbliche, che sono sedi universitarie e con cui condividiamo la responsabilità di promuovere e difendere questi valori: qualità delle cure, centralità della formazione e della ricerca, accesso equo alle prestazioni sanitarie. Sono questi i presupposti, pensiamo, su cui deve continuare a fondarsi il rapporto tra Università, Servizio Sanitario Nazionale e Regione.

Aziende agrarie UNIMI
La relazione annuale sulle attività del Centro Funzionale Aziende Agrarie d’Ateneo ha consentito di richiamare l’attenzione su una realtà articolata e di grande valore dell’Università degli Studi di Milano, costituita da tre aziende agrarie, che rappresentano un’eccellenza sotto il profilo della qualità delle produzioni, della sperimentazione e del supporto alla didattica, ma che risultano ancora poco conosciute da gran parte della comunità universitaria.
In particolare, l’Ateneo dispone dell’Azienda Agraria didattico‑sperimentale “Angelo Menozzi” di Landriano (PV), con sede distaccata presso Cascina Baciocca a Cornaredo (MI), e dell’Azienda Agraria didattico‑sperimentale “Francesco Dotti” di Montanaso Lombardo (LO). Le aziende di Landriano e Cornaredo svolgono attività prevalentemente orientate alla ricerca, alla sperimentazione e alla didattica e non prevedono vendita diretta, operando esclusivamente su filiere di conferimento all’ingrosso.

Diversamente, l’Azienda Agraria “Francesco Dotti”, a indirizzo frutticolo, è l’unica realtà dell’Ateneo in cui la produzione viene venduta al dettaglio esclusivamente tramite lo spaccio aziendale.
Con riferimento a quest’ultima, la relazione evidenzia una produzione frutticola complessiva pari a circa 65 tonnellate annue, comprendente in particolare mele, pere e pesche come produzioni principali, seguite da susine, kiwi, oltre a albicocche, ciliegie, kaki, more e mirtillo.
La produzione si basa sull’impiego di disciplinari di produzione integrata a basso impatto ambientale e su tecniche consolidate di lotta biologica, che hanno consentito una significativa riduzione dell’uso di fitofarmaci. La frutta è caratterizzata da una forte stagionalità, dal momento che non viene conservata.

A partire da questi elementi, siamo intervenuti per sottolineare come questa eccellenza dell’Ateneo posa essere ulteriormente valorizzata dal punto di vista informativo. In particolare, abbiamo chiesto che vengano rese facilmente disponibili e accessibili al personale indicazioni chiare sulla localizzazione dell’azienda e dello spaccio, nonché sugli orari di apertura.

Abbiamo inoltre evidenziato che, proprio in considerazione della stagionalità delle produzioni e della disponibilità limitata nel tempo di alcune varietà, sarebbe importante prevedere una comunicazione tempestiva sulla presenza dei prodotti, attraverso il sito di Ateneo.
Infine, nel più generale contesto di crescita dei prezzi, anche dei prodotti alimentari e in particolare della frutta, abbiamo sottolineato come la valorizzazione della vendita diretta dell’azienda agraria potrebbe rappresentare un concreto segno di attenzione verso i dipendenti e gli studenti dell’Ateneo. In questo quadro, pur prendendo atto che è stato indicato come i prezzi praticati siano già concorrenziali, abbiamo segnalato che non guasterebbe valutare l’introduzione di una forma di sconto o agevolazione dedicata al personale e agli studenti UNIMI, anche come strumento di maggiore conoscenza e valorizzazione delle aziende agrarie di Ateneo.

Con l’occasione, esprimiamo un ringraziamento alle colleghe e ai colleghi del PTAB che lavorano presso le sedi distaccate delle aziende agrarie, spesso in contesti logistici complessi e meno visibili rispetto alle sedi centrali, ma che contribuiscono in modo fondamentale al funzionamento di queste realtà di eccellenza.

Proiezione del documentario su Giulio Regeni
Nel corso delle varie ed eventuali, siamo intervenuti per richiamare l’attenzione sull’iniziativa promossa dall’Università degli Studi di Milano che ha previsto, lunedì 13 aprile, la proiezione del documentario “Giulio Regeni Tutto il male del mondo”.
Unimi è stata la prima università italiana ad avviare questa iniziativa a livello nazionale, anche con la presenza della madre e del padre di Giulio Regeni, Paola Deffendi e Claudio Regeni.

Si è trattato di un evento di grande rilievo simbolico e civile che testimonia concretamente l’attenzione dell’Ateneo ai diritti umani, alla libertà di ricerca e alla responsabilità pubblica dell’università, andando oltre le logiche della cosiddetta realpolitik che in questi anni ha troppo spesso portato a posizioni istituzionali deboli e attendiste.

Il nostro auspicio è che iniziative come questa possano contribuire a sensibilizzare l’’esecutivo nazionale affinché la questione Regeni venga posta con maggiore forza nei confronti del governo egiziano e si continui a chiedere verità e giustizia, superando l’atteggiamento finora apparso largamente insufficiente.

Nel nostro intervento abbiamo chiesto che venga valutata la possibilità di una seconda proiezione nelle prossime settimane, in un orario che permetta la partecipazione ad un’ampia cittadinanza, indicativamente in fascia pomeridiana o serale. La Rettrice ha confermato l’impegno dell’Ateneo a verificare la possibilità di individuare una data utile, appoggiando la proposta insieme al Direttore Generale.

Rimaniamo come sempre a disposizione.

Buon lavoro a tutte e a tutti