A cura di Sara Carrapa e Giovanni Bianco
Clausola di integrità – Pecunia (non) olet?
Premessa
Nell’ultima seduta di martedì 17 marzo, il Senato ha discusso il testo di una possibile clausola di integrità da inserire negli accordi e nelle convenzioni siglati dall’Ateneo con enti esterni, pensata per tradurre in strumenti operativi i principi di pace, diritti umani e integrità della ricerca.
La clausola nasce nel solco dell’impegno assunto dal Senato a settembre 2025 contro le guerre e per introdurre una sorta di coerenza etica nelle collaborazioni istituzionali; sulla base di quell’indirizzo, la Rettrice ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di elaborare un testo standard, con ampia partecipazione di componenti d’Ateneo, proprio perché la clausola dovrà valere per tutte le tipologie di atti: dai tirocini con enti esterni fino alle convenzioni “conto terzi”.
Il testo proposto prevede l’inserimento della clausola in tutti gli accordi e convenzioni siglati dall’Ateneo, con la sola esclusione dei contratti pubblici per lavori, servizi e forniture e richiama espressamente Statuto, Codice etico e principi di non discriminazione.
È un passo avanti importante: saremmo la prima università ad avere un simile strumento e dotarsene rafforzerebbe la credibilità dell’Ateneo su queste tematiche.
Il nodo politico e la nostra proposta.
Come rappresentanti eletti con il sostegno FLC‑CGIL abbiamo preso la parola per esprimere un convinto apprezzamento sia per l’impianto sia per il metodo.
Abbiamo tuttavia indicato una criticità sostanziale: nel testo originario il divieto si concentra esclusivamente sull’utilizzo dei risultati delle attività svolte con UNIMI, che non devono essere utilizzati in ambiti militari o comunque connessi a conflitti.
Giusto, ma del tutto insufficiente da solo.
Per evitare zone grigie, abbiamo chiesto di chiarire che la coerenza etica debba riguardare anche il profilo complessivo dell’ente partner: non solo ciò che fa con noi, ma ciò che fa in generale.
In termini semplici: se un’azienda è stabilmente inserita nella filiera bellica, la collaborazione non è coerente con i nostri principi anche quando l’oggetto immediato dell’accordo con UNIMI pare “neutro”. Facciamo due esempi concreti:
- tirocini: non sarebbe accettabile inviare studenti in formazione presso un’impresa che produce droni d’impiego bellico, anche se lo stage previsto fosse, per dire, in area “risorse umane” e quindi non direttamente connesso gli scopi militari;
- conto terzi: non sarebbe coerente certificare bilanci o fornire servizi amministrativo‑contabili a società che producono componenti per armamenti, solo perché l’oggetto della prestazione non sarebbe “militare”.
La nostra integrazione chiede quindi di estendere esplicitamente il perimetro: coerenza dei partner con pace e diritti umani nel loro insieme di attività, oltre all’impegno a non attivare nuove attività in contrasto con quei principi durante la vigenza della convenzione.
È una precisazione lineare, in continuità con le premesse etiche e con i riferimenti approvati nel 2025.
Il dibattito in aula
Ne è nata una discussione di quasi due ore, fortemente partecipata e altamente polarizzata, che abbiamo apprezzato per tono e profondità.
Forse, per la prima volta da quando si è insediato questo Senato nel 2024, abbiamo assistito ad una profonda spaccatura che ha messo in luce, al di là dell’unanimità formale espressa sulle votazioni dei “principi” e dei “massimi sistemi”, visioni diametralmente opposte circa la loro traduzione in atti concreti.
Diversi interventi hanno sostenuto che sia sufficiente garantire la neutralità dell’oggetto specifico della collaborazione; noi abbiamo spiegato perché questa impostazione rischi di svuotare il senso stesso della clausola, lasciando entrare collaborazioni formalmente “pulite” ma sostanzialmente incoerenti con i valori dichiarati.
Abbiamo particolarmente apprezzato il ruolo della Rettrice che ha moderato la discussione mettendo in luce gli aspetti esiziali della tematica.
Le posizioni dei rappresentanti PTAB
Vi riportiamo ora le posizioni dei colleghi e colleghe rappresentanti del PTAB in Senato.
Solo Giuseppe Martelli ha sostenuto convintamente la nostra linea, le altre due componenti non hanno voluto aprirsi ad un confronto tra noi rappresentanti e hanno espresso posizioni diametralmente opposte.
Lo diciamo con chiarezza e rispetto, ma senza giri di parole: su un tema etico di questo peso ci saremmo aspettati convergenza, non una difesa di soluzioni che, di fatto, riducono il problema all’“oggetto del contratto” e non al profilo del partner.
Capire le preoccupazioni operative è legittimo; tuttavia, se la clausola non prevede criteri chiari e controllabili sulla coerenza complessiva dell’ente, rischiamo di chiedere a PTAB e docenti di gestire atti che la nostra comunità, a parole, dichiara di non voler sottoscrivere.
È una questione di tutela del lavoro e di coerenza istituzionale, prima ancora che di ideologia.
Risorse sì, ma non a qualunque costo. Non sfugge a nessuno che dietro molte collaborazioni tra Unimi ed enti esterni ci siano anche (e a volte soprattutto) finanziamenti. E molti interventi in aula hanno tradito, in qualche modo, la volontà di evitare ogni valutazione circa le attività di queste aziende con le quali si intrattengono relazioni.
La nostra posizione è netta: siamo favorevoli alle partnership con enti esterni e alle entrate che ne possono derivare, ma solo quando pienamente coerenti con i valori dell’Ateneo; non lo siamo quando comportano compromessi con la filiera degli armamenti o con attori coinvolti in conflitti.
Vogliamo un’università che sia faro di democrazia e diritti, e chiediamo ai partner lo stesso standard.
Esito e prossimi passi.
Alla fine, l’aula ha deciso il rinvio del punto per un passaggio ulteriore in Commissione Regolamenti, con ritorno in Senato il 9 aprile.
L’obiettivo, da parte nostra, sarà di impegnarsi per licenziare un testo riformulato che, oltre a vietare l’uso “militare” dei risultati dei progetti UNIMI, stabilisca anche la coerenza etica complessiva dei partner.
Siamo disponibili a “limare” la nostra proposta purché rimanga chiaro il messaggio.
Da parte nostra ci siamo impegnati a lavorare perché nessuno in Ateneo -studenti e studentesse, PTAB, docenti- si trovi a dover sottoscrivere o gestire atti con soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, in attività belliche. È così che si passa dai principi alle pratiche, senza ambiguità e senza scaricare dilemmi etici su chi, poi, quelle convenzioni deve farle funzionare e metterle in pratica.
Nuovi corsi di studio (A.A.2027-28 e 2028-29)
In merito ai nuovi corsi di studio previsti per i prossimi anni accademici, la Governance di Ateneo ha applicato per la prima volta il nuovo processo di valutazione preliminare, con criteri chiari, analisi di contesto e programmazione pluriennale: sono state giudicate idonee tutte le otto proposte:
- triennali: Earth Sciences for a Sustainable Planet, World and Law, Filosofia applicata;
- magistrali: Management, ambiente e sostenibilità, Nutrizione per l’attività motoria e lo sport (NAMS), Biomedical Engineering;
- ciclo unico: Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Farmacia dei servizi per la salute.
I corsi sono stati distribuiti su due anni per garantirne la sostenibilità.
In base ai vincoli di docenza e alla diversa complessità organizzativa (presenza, blended, online), nel 2027/28 partiranno con l’iter di approvazione Earth Sciences, World and Law, Filosofia applicata e Conservazione e Restauro dei Beni Culturali.
Nel 2028/29 seguiranno Management, ambiente e sostenibilità, NAMS, Farmacia dei servizi per la salute e Biomedical Engineering.
La Rettrice ha tenuto a sottolineare come questo metodo sia migliore rispetto al passato. Negli anni scorsi, infatti, le proposte procedevano tutte “in avanti” per poi scontrarsi con blocchi tardivi in accreditamento (esame del Nucleo di Valutazione), tempi compressi, rischio di frammentazione (soprattutto nelle Lauree magistrali) e carichi imprevisti sulle strutture: la decisione definitiva in merito all’avvio del corso arrivava tardi, i criteri potevano essere percepiti come opachi, e la pianificazione di docenza e servizi spesso inseguiva.
Ora, con un filtro a monte esercitato dalla Governance, si assumono responsabilità politiche prima dell’avvio, si riduce il rischio, si evitano sovrapposizioni e si consente una progettazione più solida.
Come rappresentanti eletti con il sostegno della FLC‑CGIL valutiamo positivamente questa impostazione perché è prudente, razionale e basata su dati; soprattutto, rimette al centro la sostenibilità complessiva, che per noi include in modo esplicito la componente PTAB: i ruoli tecnici, amministrativi e bibliotecari sono sempre più specialistici (basti pensare ai nuovi corsi online e in inglese) e vanno programmati con attenzione e in anticipo.
Sosteniamo quindi l’idea di una crescita organica e ordinata dell’Ateneo, con valutazioni a monte e disponibilità a rivedere o, se necessario, chiudere e riorganizzare percorsi che mostrino criticità strutturali, evitando logiche di bottega e tutelando l’equilibrio di docenza e personale TAB, così da non scaricare su strutture già in sofferenza gli oneri dei nuovi avvii.
Solidarietà del Senato a studenti e ricercatori provenienti da Paesi in guerra
Il Senato ha approvato all’unanimità una mozione che esprime vicinanza a studentesse e studenti, dottorande/i, assegniste/i e colleghe/i provenienti dall’Iran e da altre aree colpite dai conflitti; il testo richiama il ruolo dell’Università come luogo di circolazione delle idee, apertura internazionale e accoglienza; conferma altresì l’impegno dell’Ateneo a garantire ascolto, orientamento e accompagnamento tramite i servizi dedicati. Il documento integrale è disponibile nella nota ufficiale pubblicata sul sito d’Ateneo.
Rimaniamo come sempre a disposizione
Buon lavoro a tutte e a tutti
