LA FINESTRA SUL SENATO. Resoconto del senato del 20 gennaio 2026

A cura di Sara Carrapa e Giovanni Bianco

Apertura di una biblioteca durante tutto il weekend

Da molti mesi le rappresentanze studentesche di Unimi chiedono alla Governance la possibilità di usufruire di spazi studio anche nelle ore serali e durante i fine settimana.
Questa richiesta evidenzia un problema più ampio: Milano, pur essendo la città con la più alta concentrazione di ricchezza del Paese, non riesce sempre a garantire spazi gratuiti di studio e socializzazione, soprattutto per le fasce più deboli. Non ci sono luoghi accessibili senza costi nei weekend oppure sono pochi e perciò inevitabilmente affollati, segno di un modello urbano impostato su una logica consumistica che permea ogni aspetto della vita quotidiana.

Comprendiamo e condividiamo quindi il senso della richiesta avanzata dagli studenti.
La Rettrice e il Direttore Generale hanno comunicato al Senato che, nei prossimi mesi, la Biblioteca di biologia, informatica, chimica e fisica di via Celoria 18 sarà aperta anche il sabato pomeriggio e per l’intera giornata di domenica. La proposta verrà ora valutata dal CdA per gli aspetti economici. Le aperture saranno garantite tramite turni aggiuntivi del personale esterno di guardiania, senza coinvolgere il personale interno delle biblioteche.

Riteniamo però indispensabile – come richiesto più volte dalla Flc-Cgil ai tavoli di contrattazione sindacale – che la Direzione del Servizio Bibliotecario di Ateneo ci fornisca dati aggiornati sulla frequentazione delle biblioteche.
È opportuno conoscere quindi:

  • qual è il tasso di utilizzo nelle ore serali;
  • qual è la proporzione tra utenti Unimi ed esterni;
  • quali servizi risultano maggiormente richiesti.

Poiché i costi delle aperture aggiuntive ricadranno interamente sul bilancio dell’Ateneo, è doveroso assumere decisioni fondate su dati concreti e non su percezioni nella consapevolezza che una cosa è uno spazio qualunque di studio e di socializzazione, altra sono i locali di un complesso come una biblioteca, che eroga servizi alla propria utenza, anche con sale studio che richiedono una gestione e delle regole particolari.

Considerato inoltre che Unimi offre un vero e proprio servizio pubblico aperto all’intera cittadinanza – consentendo, a differenza di quanto accade in altri atenei, anche agli utenti esterni di prenotare gratuitamente e facilmente un posto in biblioteca, e di consultare i volumi delle proprie biblioteche, a scaffale aperto e a scaffale chiuso, seppur non fruendo del prestito – riteniamo opportuno valutare la possibilità di richiedere al Comune di Milano un contributo economico. Si tratterebbe di compensare una carenza strutturale della città, alla quale l’Università sta supplendo.

Semestre filtro, un fallimento (annunciato) sulla pelle degli studenti e del personale

Il semestre filtro per accedere ai corsi di Medicina, Odontoiatria e Veterinaria si è rivelato un fallimento su tutta la linea e non certo per responsabilità dell’Università: si è trattato di una misura ministeriale mal progettata e priva di adeguate risorse.

Gli studenti hanno subito mesi di incertezze, appelli straordinari che arriveranno oltre la fine di gennaio (per chi non ha superato tutti gli esami di dicembre) e ulteriori sessioni fino a fine febbraio per i così detti “corsi affini”, segno che la struttura stessa del semestre filtro è insostenibile.

Sul personale PTAB l’impatto è stato pesantissimo: organici già al limite si sono trovati a gestire un’ondata di procedure amministrative, supporto agli studenti e aperture straordinarie di sessioni di esami, senza alcun potenziamento reale.
L’ulteriore apertura eccezionale delle immatricolazioni per chi non ha passato alcun esame, con l’ingresso ai corsi liberi senza TOLC, rappresenta l’ennesimo correttivo che smentisce la logica del semestre filtro e scarica sugli Atenei le falle della normativa.
Crea, inoltre, una reale disparità di trattamento tra gli studenti, aprendo la strada a probabili ricorsi amministrativi.

In questo contesto, appare del tutto ragionevole la proposta della Rettrice di elaborare un documentochiaro sulle condizioni migliorative che il Ministero dovrebbe implementare.
Come rappresentanti eletti con il sostegno della Flc-Cgil faremo in modo che nel testo trovino adeguato spazio le istanze del PTAB.
Unimi ha retto l’urto, ma perché il sistema funzioni serve una revisione radicale delle politiche ministeriali, basate al momento su un approccio puramente ideologico.
Nonostante gli sforzi messi in campo dall’ateneo, il timore concreto è che molti studenti che non hanno superato i tre esami rinunceranno ad immatricolarsi, perdendo di fatto un anno di studi.

Solidarietà al popolo iraniano

Il Senato Accademico ha approvato all’unanimità una mozione di solidarietà al popolo iraniano, esprimendo la profonda vicinanza dell’Ateneo di fronte alla drammatica situazione in corso nel Paese.
Il documento, pubblicato sul sito di Ateneo,  ribadisce i principi fondativi della nostra comunità accademica – libertà di pensiero, dignità umana, dialogo – e condanna ogni forma di violenza e violazione dei diritti fondamentali.
Particolare attenzione è stata dedicata alla comunità iraniana presente in Ateneo, alla quale il Senato ha voluto manifestare sostegno e vicinanza, riconoscendola come parte integrante della vita universitaria.

Presa d’atto della lettera dei Biologi e Biotecnologi

La Rettrice ha riferito dell’ampia eco mediatica seguita al commento attribuito al Presidente della Federazione degli Ordini dei Biologi, Vincenzo D’Anna, sotto un post sul caso Pitzalis: «Perché c’è a chi piace cruda e a chi cotta la moglie» – dichiarazione giudicata gravemente inappropriata e incompatibile con il ruolo pubblico ricoperto.

Si ricorda che Valentina Pitzalis è sopravvissuta a un tentato femminicidio, riportando ustioni gravissime e mutilazioni permanenti.

I Biologi e i Biotecnologi dell’Ateneo hanno presentato una lettera richiedendo le dimissioni  del Presidente, noto anche per posizioni ritenute antiscientifiche. Nella lettera si ribadisce: rispetto della dignità delle persone, rifiuto di ogni violenza di genere, responsabilità nella comunicazione scientifica e correttezza nella rappresentanza istituzionale; si sottolinea inoltre come simili esternazioni ledano la credibilità dell’intera categoria.
Condividiamo integralmente i contenuti della lettera e esprimiamo solidarietà ai/alle  Biologi/ghe e Biotecnologi/ghe dell’Ateneo, molti/e dei/lle quali operano quotidianamente anche tra le file del PTAB.

Tassazione del corso di laurea magistrale in Migration Studies and New Societies

Tra le “varie” finali, la rappresentanza studentesca ha informato di un grave episodio relativo al corso in Migration Studies and New Societies.
Premessa
Il corso di laurea magistrale, appartenente alla classe LM-90 Studi Europei, è inter-ateneo e viene realizzato congiuntamente dall’Università degli Studi di Milano, dall’Università di Varsavia (Polonia) e dall’Università Charles di Praga (Repubblica Ceca), tutte parte dell’alleanza 4EU+.
Le attività didattiche si svolgono nelle tre sedi e gli studenti sono tenuti a spostarsi per frequentare i semestri previsti all’estero. Unimi, in base agli accordi, versa annualmente ai due atenei partner una quota per la didattica erogata nelle rispettive sedi.
Proprio questa necessità economica impedisce di applicare, a questi studenti, la tassazione progressiva basata sull’ISEE-Università valida per tutti gli altri corsi dell’Ateneo (che prevede, ad esempio, la no tax area fino a un ISEE-U di 30.000 euro).
Per Migration Studies, quindi, è stato stabilito un contributo fisso — e molto elevato — pari a 4.500 euro, indipendente dal reddito.
I fatti
Nel bando di ammissione per l’a.a. 2025/26, a causa di un errore, non è stato indicato che la tassazione sarebbe stata differente da quella ordinaria prevista per gli altri corsi magistrali Unimi.
Al contrario, il bando rimandava alla pagina generale sulla contribuzione studentesca dell’Ateneo, portando gli studenti a credere che a loro si applicassero le stesse regole.
Il risultato è stato un incremento del numero di immatricolati, convinti di dover pagare le tasse ordinarie. Una volta scoperto l’errore — a corsi già iniziati — l’Ateneo ha inizialmente preteso ugualmente il pagamento dei 4.500 euro, pena la decadenza.
Gli studenti si sono quindi rivolti ai rappresentanti e l’UDU si è dichiarata pronta a ricorrere al TAR.
Durante la seduta del Senato Accademico di martedì, la Rettrice, d’accordo con il Direttore Generale, ha proposto di sanare la situazione: gli studenti immatricolati per l’a.a. 2025/26 pagheranno secondo ISEE-U, come tutti gli altri corsi Unimi, sia per il primo anno che per il secondo (2026/27).

LE NOSTRE CONSIDERAZIONI

Sulla tassazione differenziata
Riteniamo inappropriato che un Ateneo statale preveda per un corso di laurea un sistema di contribuzione non progressivo, che di fatto esclude gli studenti provenienti da famiglie meno abbienti.
Ciò vale ancor più per un corso attrattivo e con una forte vocazione internazionale.
Il carattere elitario del percorso è accentuato anche dalla mancanza di un supporto strutturato per l’alloggio nelle varie città partner, con un impatto particolarmente pesante per gli studenti stranieri che si ritrovano a Milano.
Comprendiamo la necessità di rispettare gli accordi economici con gli atenei partner, ma riteniamo indispensabile individuare una soluzione alternativa, per quanto complessa, che sia sostenibile sia dal punto di vista giuridico che da quello dell’equità.
Il tema dell’accessibilità economica all’interno dell’alleanza 4EU+ meriterebbe di essere affrontato in modo organico e Unimi potrebbe essere capofila su questa tematica.
A oggi ci è stato riferito che le alternative sarebbero mantenere l’attuale tassazione oppure chiudere il corso.

Sul caso specifico
Consideriamo grave che l’Ateneo non sia intervenuto tempestivamente in autotutela per correggere l’errore, costringendo gli studenti a minacciare un ricorso e mettendoli in forte difficoltà — con il rischio concreto di perdere l’anno accademico.
La decisione della Rettrice ha finalmente ristabilito una situazione di equità, ma rimane la domanda: perché per vedere tutelati i propri diritti è necessario arrivare a minacciare un’azione legale e portare il caso, da parte degli studenti, fino al Senato?

Rimaniamo come sempre a disposizione
Buon lavoro a tutte e a tutti