A cura di Sara Carrapa e Giovanni Bianco
IL BILANCIO DI PREVISIONE 2026
Potremmo definirla una seduta fiume quella che ha avuto luogo lo scorso 9 dicembre iniziata, come di consueto, alle 14.30 e protrattasi fino alle 20.
Il Senato, come tutti gli anni, è stato chiamato ad esprimere il proprio parere in merito al bilancio unico di previsione per il prossimo anno, il 2026.
Il quadro che vi restituiamo non è affatto roseo ed è sintetizzabile in una cifra economica profondamente negativa: – 24 milioni di euro.
È questo l’ammontare complessivo del disavanzo previsto per il prossimo anno che potrà essere coperto attingendo a riserve patrimoniali e fondi accantonati: in parole povere, l’anno prossimo le uscite preventivate sono maggiori rispetto alle entrate e, dal momento che è necessario chiudere il bilancio in pareggio, faremo ricorso a fondi accantonati negli anni precedenti, utilizzando risorse strategiche.
Se dunque per l’anno prossimo si riuscirà a tamponare la falla, rimane da capire come agire negli anni futuri per garantire la sostenibilità economica anche a fronte delle maggiori uscite previste per il nuovo Campus Mind.
Si tratta di una grave situazione che il Consigliere PTAB in CdA di Ateneo, Andrea Cerini, ha descritto analiticamente sia nell’incontro per il personale tenutosi lo scorso 11 dicembre sia nella mail spedita recentemente.
PERCHE’ QUESTO SQUILIBRIO?
La causa principale è chiara: l’esplosione dei costi del personale. Nel 2026 la spesa complessiva salirà a circa 320 milioni, con un incremento di +15,4 milioni rispetto al 2025. Dal 2023 al 2026 la crescita è di +52 milioni, mentre il Fondo di Finanziamento Ordinario (cioè i trasferimenti che lo Stato garantisce al nostro Ateneo) nello stesso arco di tempo aumenterà di appena +4,5 milioni. Questo è il vero nodo.
Siamo intervenuti in Senato per evidenziare che il problema non è solo quantitativo, ma qualitativo: la crescita dei costi è infatti da imputare principalmente al personale docente.
Nel solo 2026 i costi per questa componente aumenteranno di circa 10,9 milioni di euro, mentre quelli del PTAB di soli 2,9 milioni.
Lo squilibrio tra le due componenti, oltre che economico è anche numerico: nonostante le tempestive ed opportune misure messe in campo dall’Ateneo (prima con il Rettore Franzini e ora con la Rettrice Brambilla), il PTAB continua ad aumentare solo marginalmente col rischio che si allarghi ulteriormente la forbice con il personale docente.
Potete rendervi conto dei dati in questa semplice tabella:
| PTAB | Consistenza al 31/12/2024 | Consistenza prevista al 30/11/2025 | Consistenza prevista al 31/12/2026 |
| Totali | 2089 | 2086 | 2104 |
Questo significa che il peso economico si sposta sempre più verso la componente docente, mentre i servizi che l’Ateneo garantisce continuano a poggiare su un organico PTAB sostanzialmente stabile.
Abbiamo ribadito in aula che, dato che l’attuale situazione economica non è da imputare ai costi del PTAB, sarà necessario continuare prevedere assunzioni in grado garantire un aumento numerico.
La Rettrice ha garantito l’impegno a muoversi in questa direzione. Sono stati inoltre previsti, per il 2026, gli stessi fondi per il welfare del personale, nonostante la grave situazione finanziaria.
Appare infatti evidente che i docenti difficilmente lasciano il loro incarico e, al contrario, molti nostri colleghi si trasferiscono in altre amministrazioni o cambiano lavoro spinti da migliori condizioni economiche.
LE COLPE DEL GOVERNO
Se vi state chiedendo le ragioni per le quali le spese del personale sono aumentate così tanto rispetto ai trasferimenti statali, vi forniamo la risposta.
L’esecutivo aveva promesso risorse aggiuntive per coprire i piani straordinari di assunzione e la valorizzazione del personale previsti dalla Legge 234/2021. Quelle risorse dovevano essere aggiuntive, ma sono state invece poi inglobate nel FFO.
In parole povere era stato permesso agli Atenei di procedere con assunzioni straordinarie garantendo che sarebbero state coperte da fondi aggiuntivi rispetto alle quote ordinarie.
Le università hanno programmato assunzioni e valorizzazioni confidando in fondi che non sono mai arrivati.
Gli Atenei sono stati quindi traditi nelle loro legittime aspettative.
Per questa ragione siamo intervenuti dichiarando la nostra disponibilità a sottoscrivere un documento a firma del Senato dell’Università degli Studi di Milano, che metta nero su bianco questa semplice verità con l’intento che la Ministra Bernini risponda nel merito.
Riteniamo che diminuire il FFO degli Atenei sia il primo passo per limitarne l’autonomia decisionale, garantita dalla Costituzione: senza capacità autonoma di spesa non può esserci libertà di azione.
Abbiamo fatto notare come questa strategia messa in atto dal governo avvenga, del tutto “casualmente”, mentre a Roma si sta approntando una riforma della governance universitaria che mira a trasformare l’autonomia degli Atenei in una sorta di co-tutela governativa, come descritto dettagliatamente in un comunicato della FLC CGIL di poco tempo fa.
Come rappresentanti eletti proprio con il supporto della FLC-CGIL abbiamo espresso il nostro più aspro disappunto verso questo ipotetico disegno che giudichiamo reazionario e antidemocratico.
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