LA FINESTRA SUL SENATO. Resoconto del senato del 13 maggio 2025

A cura di Sara Carrapa e Giovanni Bianco

Cosa succederà a Medicina?

Vi avevamo informato, nel resoconto del Senato di febbraio 2025, circa le intenzioni del governo di modificare radicalmente le modalità di accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria e Veterinaria già a partire dal prossimo anno accademico, 2025/26.

Siamo quindi giunti a maggio e ancora il Ministero, guidato da Anna Maria Bernini, non ha delineato definitivamente che cosa succederà, contribuendo ad alimentare un clima di incertezza e di forte preoccupazione in tutta la comunità accademica.

Di certo sappiamo che:

  • sarà previsto un primo “semestre filtro” al quale ci si potrà iscrivere liberamente, pagando una tassa uguale in tutta Italia: è facile immaginare che UNIMI sarà scelta da migliaia e migliaia di matricole senza che l’Ateneo abbia la possibilità materiale di pianificare questo percorso formativo, che verrà erogato -di necessità- online, riducendo drasticamente la qualità della didattica offerta. Ci si iscriverà gratuitamente anche ad un secondo corso di laurea “di riserva”;
  • a novembre / dicembre 2025 si sosterranno gli esami delle tre materie studiate e verrà stilata una graduatoria nazionale (anche se le correzioni avverranno a cura dei singoli Atenei): chi risulterà in posizione idonea potrà iscriversi in una delle sedi indicate in precedenza, gli altri dovranno optare per il “corso di riserva” sempre che non si sia superata la capienza massima prevista dal corso stesso; infine, chi non riuscirà a superare i tre esami avrà perso ogni possibilità per l’anno.  

Riteniamo gravissimo il colpo di mano con il quale il governo sta imponendo, a marce forzate, questa riforma, senza tenere in considerazione le molte ed autorevoli voci critiche; esprimiamo inoltre la nostra completa contrarietà a un provvedimento che:

non elimina il “numero chiuso”, spostando semplicemente l’accesso programmato di sei mesi;

-creerà un forte disagio tra le colleghe e i colleghi che dovranno gestire un drastico incremento del lavoro: doppie immatricolazioni, trasferimenti tra Atenei, gestione della didattica e degli esami, ecc.;

-contribuirà a mettere in sterile competizione i vari Atenei statali sulla pelle degli studenti: i voti attribuiti agli esami determineranno il posizionamento nella graduatoria nazionale;

-impatterà pesantemente sul diritto allo studio degli studenti che dovranno pagare le tasse del “semestre filtro” oltre a quelle di immatricolazione del successivo corso di laurea. Moltissimi, inoltre, dovranno trasferirsi a metà anno in un’altra città e probabilmente, per il semestre filtro, non avranno borse di studio con annessi alloggio e mensa;

concorrerà ad acuire nella popolazione la sensazione di sfiducia verso l’istruzione statale (facile prevedere che ci saranno malfunzionamenti). Sarà un caso che le università private non applicheranno, per l’anno prossimo, la riforma?

Aspettiamo di conoscere l’entità del contributo aggiuntivo straordinario all’FFO (fondo di finanziamento ordinario) che il Ministero si è impegnato ad erogare agli Atenei che saranno coinvolti dalla riforma.

Seguiremo con attenzione l’evolversi degli eventi e interverremo laddove saranno i lavoratori a fare le spese di queste scelte insensate.

Le aziende in UNIMI

In Senato si è iniziato ad affrontare un tema per noi molto importante relativo al coinvolgimento delle aziende private nelle varie attività svolte in Ateneo. L’occasione è stata quella dell’approvazione dei master universitari previsti per il prossimo anno accademico, 2025-26.

Come molti di voi sanno i master universitari di primo e secondo livello hanno spesso un carattere professionalizzante e si svolgono in stretta collaborazione con il mondo produttivo.

In ambito universitario, le aziende sono peraltro coinvolte anche nel settore della ricerca, nella attività di terza missione, nelle collaborazioni post-lauream, ecc.

Come rappresentanti eletti con il sostegno della FLC-CGIL abbiamo sempre avuto sul tema un approccio che potremmo sintetizzare riparafrasando la famosa locuzione latina in pecunia olet: la raccolta di risorse economiche da terzi è diventata, nei fatti, un obbligo grazie al definanziamento delle università ma la provenienza dei fondi e gli scopi per i quali vengono corrisposti all’Ateneo devono sempre essere oggetto di attenta valutazione.  

Il denaro non è sempre denaro, se “sporco” non può essere ripulito grazie ad un utilizzo virtuoso da parte dell’Università.

Sappiamo che altri Atenei hanno adottato approcci che potremmo definire di realpolitik, siglando accordi con aziende impiegate, ad esempio, nella produzione e vendita di armi e apparati bellici.

Non è -e non dovrà essere- la posizione di UNIMI.

Accogliamo quindi con favore l’iniziativa proposta dalla Rettrice di istituire delle linee guida a livello di Ateneo che definiscano chiaro ed etico i criteri che permettano di istituire accordi con le aziende, qualunque sia la natura della collaborazione richiesta (master, terza missione, ricerca, proposta di tirocini, ecc.). In questo modo tutte le strutture di Ateneo dovranno attenervisi.

Regolamento chiamata professori di prima e seconda fascia

Il testo è stato ritirato dalla Rettrice e verrà rivalutato dalla commissione regolamenti prima di tornare in Senato.

Alcuni docenti hanno espresso perplessità relative alla richiesta di non rendere più disponibili pubblicamente molte informazioni sui candidati nelle varie fasi concorsuali, come da indicazioni del DPO.

Vi terremo aggiornati su un tema -quello del difficile equilibrio tra diritto alla privacy e diritto alla trasparenza e all’accesso alle informazioni- che carsicamente si ripropone in Ateneo.

Vi ringraziamo per l’attenzione e rimaniamo a disposizione.
Buon lavoro a tutte e tutti