La scintilla di Renzi e il fiammifero acceso di Vago

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Ieri, 10 novembre 2015, il Presidente del Governo Renzi ha presentato la propria proposta per l’utilizzo dell’area ex-Expo. Dai video dell’intervento si desume che l’impegno del governo di 150 milioni di euro per i prossimi 10 anni è rivolto all’avvio di 6 laboratori di ricerca di “taratura mondiale” sui temi di oncogenomica, neurogenomica, cibo e nutrizione, sviluppo di modelli di analisi big-data, software e bioinformatica, impatto socio-bio-economico.

Quindi, pare di capire, che di campus universitario non si parli, e che i 200 milioni necessari (e per noi largamente insufficienti), lo Stato non li elargirà per il progetto di trasferimento di Città Studi. Fin qui la cronaca.

La sostanza è che la “scintilla” (come ha detto Renzi) del governo accende la filiera ricerca, mentre la “scintilla” universitaria, alias la proposta del Rettore Vago di trasferimento delle strutture scientifiche da Città Studi a Rho si trasforma in “un fiammifero acceso” in mano al nostro Rettore. Ora più che mai sono d’attualità le domande che da subito noi CGIL d’ateneo – ed ora il Senato Accademico – ci siamo posti: qual è la stima dell’indebitamento che la Statale deve affrontare per il trasferimento? Le stime della vendita del patrimonio edilizio in Città Studi tengono conto che c’è un vincolo da parte del ministero dei Beni Culturali su almeno metà di quest’area (ovvero Agraria, Veterinaria e matematica), che risiedono negli edifici originari di Città Studi dei primi anni del secolo scorso? Ha senso trasferire una parte della Statale a Rho mentre tutti gli altri atenei milanesi si stanno ampliando entro la cerchia dei navigli: Bocconi nella ex Centrale del latte di fronte; la Cattolica nella ex caserma “Garibaldi” adiacente; lo IULM negli ex stabilimenti di Romolo. Intanto il Politecnico attende, come un avvoltoio, che la Statale abbandoni Città Studi per occupare i nostri spazi…

In un recente dibattito in Zona 3 (dov’è Città Studi) è stato ricordato che l’area EXPO è stata acquistata da Cabassi (PRIVATO) per oltre 200 milioni (ne bastavano 60/70). Si trattava di un milione di metri quadri della vecchia raffineria Shell di Pero, area solo superficialmente bonificata. I soldi sono stati presi a prestito dalle banche, con un accordo di rientro una volta avviata la vendita ai privati, finita l’Expo, su un progetto edilizio-residenziale di massicce dimensioni. Peccato però che quest’ultimo, nella crisi odierna, è andato in fumo. La gara tentata nella scorsa primavera per la “privatizzazione” del dopo expo partiva da 350 milioni per l’area infrastrutturata ed è andata deserta. Milano, del resto, pullula di nuovi palazzi vuoti, da Citylife a 22 Marzo, dalla stazione Vittoria a Garibaldi. E un’altra distesa di vetrocemento sarebbe fuori dalla realtà di un mercato fermo. “E’ stato fatto un errore – dice Boeri (vicesindaco dimissionario per Expo) – E’ stato comprato un terreno a costo spropositato, su un progetto immobiliare folle. E questo costo è a carico dei cittadini, non solo milanesi. Come recuperare questo errore? Questo è il vero punto di partenza“. Ora il governo “ci mette una pezza“, ma perché il nostro Ateneo deve seguirlo?
Privato per privato, sempre in Zona 3, zona Rubattino, c’è un’ampia area dismessa ex Innocenti che potrebbe essere la naturale estensione di Città Studi. Perché questa ipotesi non viene presa in considerazione?

Sembra il rifacimento di un brutto film già visto: anni ’90 il megateneo della Statale deve sdoppiarsi per volere del neo ministro Ruberti e anziché scegliere l’area dell’Ortomercato di demanio pubblico, in prossimità del Centro Città, viene scelta l’area della dismettente Pirelli, alias Bicocca, per ripianare il bilancio in rosso della stessa, anche allora la CGIL d’ateneo fu l’unica, in solitario, a denunciare lo sperpero di denaro pubblico.